
Nel 1930 viene pubblicato per la prima volta il resoconto dei primi dieci anni di vita del Berliner Psychoanalytisches Institut, ad opera dei principali collaboratori e allievi di Sigmund Freud: un testo che lascia il lettore odierno davvero colpito di fronte agli sforzi e all'energia dedicati, quando la psicologia e la psicoterapia muovevano ancora i primi passi, per dare possibilità di accesso alla cura psicoanalitica anche agli strati meno abbienti della società, che non potevano pagarsi un trattamento privato.
In un periodo di crisi sociale, culturale ed economica e di precarietà lavorativa come il nostro, la proposta del Policlinico di Berlino e le parole di Freud mostrano la potenza della loro attualità, coniugando le esigenze etiche e sociali del diritto alla cura con quelle scientifiche della diffusione della psicoterapia e della ricerca di matrice psicologica.
Quello proposto da Nèfesh ETS sin dalla propria fondazione nel 2014 attraverso i percorsi di psicoterapia sostenibile ed i progetti rivolti alle fasce più vulnerabili della popolazione è quindi un laboratorio esperenziale, una praxis che mette in discussione il principio, a volte implicito ed altre esplicito, per cui il valore simbolico e sociale e l'efficacia della psicoterapia, nonché degli interventi di prevenzione e promozione della salute, abbiano un qualche nesso con l’investimento economico. La logica contenuta nel nostro orientamento abbraccia dunque un vertice etico e scientifico e non un movente economico: rendere accessibile la psicoterapia, promuovere il benessere psicologico nei contesti sociali più fragili, equivale a renderli vivi, presenti. A renderli davvero di tutti e per tutti.
L’adesione prima al registro delle ONLUS e successivamente al RUNTS rappresenta il tassello che chiarisce il senso complessivo della nostra azione sociale: la nostra mission è quella di uscire dall'“afasia sociale” che impedisce di dar voce, spazio e senso al dolore psichico di ciascuno.